Ritrovarsi in piazza e festeggiare un classico rito invernale di molte famiglie del paese: l’uccisione del maiale, la sua macellazione con la preparazione del lardo, della cotenna, delle carni e di quant’altro fosse commestibile. Era questo un evento speciale della civiltà contadina, che culminava in un allegro pranzo familiare propiziatorio. La carne era piatto da ricchi e il maiale veniva macellato per far festa in occasioni speciali o lieti eventi, quali la nascita di un bimbo o un matrimonio. Nel week end del 26, 27 e 28 febbraio, a Senerchia, in provincia di Avellino, la Sagra del Maiale ravviva cultura e memoria contadine, impreziosite dalle regole della macellazione e dell’utilizzazione dell’animale di cui non si butta via niente.
Tante sono le prelibatezze che si potranno gustare in questa mostra mercato dei prodotti tipici e artigianali. Sarà una vera alchimia gastronomica: salsicce e costine di maiale alla brace, soffritto di carne suina e peperoni, pane casereccio, pasta e fagioli “cù ‘muss pint”, pizza di granturco e minestra “sperta” e, per riscaldare, gli immancabili falò e fiumi di vino rosso. La Sagra del Maiale di Senerchia ha anche un bell’aspetto no profit. I proventi, infatti, vengono utilizzati per opere di utilità pubblica o devoluti in beneficenza.
20 febbraio 2010
No porco? No party!
19 febbraio 2010
Viaggi per sole donne
Le ragazze, come cantava Cindy Lauper, vogliono divertirsi. Ma se ci sono di mezzo gli uomini, che divertimento c’è? Meglio lasciarli a casa a lamentarsi, guardare il calcio in tv e impigrirsi, e partire per un bel viaggio in compagnia delle amiche del cuore . Che siano parenti, compagne di scuola, colleghe di lavoro o le fedeli sodali di sempre poco importa: il “girl power” in salsa turistica è sempre più in voga e le proposte invitanti stanno solo lì ad aspettare. Il sito americano ShermansTravel ne ha scelte dieci da non lasciarsi sfuggire.
La prima, imperdibile tappa è naturalmente nel Belpaese, dove, lontane dai maschi lamentosi, ci si può immergere tra i tesori artistici di Firenze, dagli Uffizi al Corridoio Vasariano, dai palazzi Pitti e Vecchio alle meravigliose chiese, per poi rifocillarsi con la tradizione culinaria della regione , magari approfittandone anche per esplorare qualche cantina e assaporare i superbi vini toscani.
Per le amiche in viaggio che cercano soprattutto la soddisfazione del palato, gli esperti consigliano altre mete. Nulla è come la Provenza per divertirsi a esplorare i mercati dei villaggi alla ricerca di ingredienti veraci e tradizionali, per poi trasformarli in piatti gourmand in uno dei tanti corsi tenuti da chef stellati in ville in pietra del 18esimo secolo. E pochi luoghi al mondo possono competere con la bellezza naturalistica, unita alla distesa cordialità della gente e alla squisitezza dei vini, della Sonoma Valley. Distesa accanto alla più celebre (ma inflazionata) Napa Valley, a poche decine di km da San Francisco, offre una scelta di oltre 40 aziende agricole costruite attorno a castelli, ville e architetture “organiche”, dove lasciarsi inebriare dai frutti dei soavi vigneti circostanti.
Troppa pace o troppo alcol? Il posto ideale per smaltire è South Beach, il cuore della movida di Miami, dove negozi chic sono pronti a soddisfare ogni esigenza per i due passatempi principali (se non v’interessa scoprire i gioielli del quartiere Art Decò): prendere la tintarella di giorno e folleggiare tra un locale e l’altro, magari accanto a grandi celebrità, la sera. In fatto di divertimenti scatenati, e messa a repentaglio del portafogli, solo un’altra meta può competere con il cuore pulsante della Florida: la rutilante Las Vegas . La città del peccato non è un paradiso solo per i maschietti, attirati da casinò, spogliarelliste e grandi eventi sportivi. Anche le donne troveranno di che spassarsela tra show imperdibili, concerti, spa da mille e una coccola e nightclub glamour.
Poco più di 400 chilometri separano “sin city” da Sedona, luogo dell’anima al centro dell’Arizona. Famosa per le sue “Rocce Rosse”, che brillano di colori accesi all’alba e al tramonto, è una destinazione amata sia dagli escursionisti, attratti dalle centinaia di sentieri e percorsi da mountain bike, sia dagli spiriti contemplativi, specialmente New Age, che qui vengono per i “vortici spirituali” e la “convergenza armonica” facilitata dai monti. “Vita pura” è ciò che propone anche il Costa Rica, che ai ritiri yoga e ai resort eco-compatibili affianca infinite possibilità di passatempi vivaci, dal rafting nella giungla alle arrampicate al surf.
Ma per godere appieno di tavole e onde, il consiglio per le “fanciulle fuggiasche” è di partire per Bali. Troppo esotico? Niente paura, tra la dieci destinazioni ideali per le donne in viaggio ci sono la camaleontica Londra, capitale dello stile dove tornare di volta in volta alla scoperta di quanto è trendy, e l’immancabile New York, tappa obbligata per lo shopping selvaggio e gli acquisti griffati. E non dimenticate di prendere qualcosa per il vostro lui: se tornate a casa a mani vuote, i bei ricordi sarannoo subito sovrastati dal suo borbottio.
18 febbraio 2010
Bit, da oggi apre finestra sul turismo
Con la presenza di 130 Paesi su un totale di circa 190 Stati riconosciuti nel mondo, si può tranquillamente dire che se alla Bit non c’é tutto il pianeta, poco ci manca. Anche quest’anno la Borsa internazionale del turismo si prepara a racchiudere i cinque continenti tra i padiglioni di Fieramilano, dove da oggi e per quattro giorni si aprirà una finestra sulle novità dell’offerta turistica, sulle proposte di viaggio più insolite, sui trend del settore.
Un soggiorno a Johannesburg per assistere alla finale dei Mondiali di calcio 2010? O magari un viaggio nel poco battuto Laos, tra montagne e altipiani? Per il popolo dei viaggiatori che affollerà come in ogni edizione la rassegna ci saranno centinaia e centinaia di possibilità tra cui scegliere. Circa 5.000 realtà saranno rappresentate tra gli stand allestiti in otto padiglioni da agenti di viaggio, tour operator, enti del turismo. “Il numero di espositori – spiega l’amministratore unico di Fiera Milano Rassegne, Enrico Pazzali – non ha subito flessioni, a dispetto della crisi, ma alcuni hanno optato per stand più piccoli, per cui c’é stato un leggero calo nel numero di metri quadri venduti”. Sotto la Vela di Fuksas ci saranno dunque new entry come Albania, Ecuador, Sudan, Laos, Vietnam, e ritorni come Olanda, Antigua e Barbuda, Lettonia. Senza dimenticare i percorsi attraverso le bellezze e i sapori delle regioni italiane che, salvo il Molise, saranno tutte presenti in fiera. L’arrivo dei visitatori è atteso nell’ordine delle 150 mila persone. Come di consueto, i primi due giorni saranno dedicati agli operatori del settore, mentre nel weekend il quartiere espositivo di Rho-Pero aprirà le porte al pubblico.
“La forza di Bit – afferma ancora Pazzali – si esprime nella sua formula che permette di coniugare la focalizzazione di un evento rivolto al business con l’interesse che riscuote un grande appuntamento aperto al pubblico dei viaggiatori”. A battezzare l’avvio della manifestazione, arrivata al 30/o anno di vita, ci penserà il ministro del Turismo, Michela Brambilla, la cui presenza è attesa in mattinata per il convegno inaugurale, e poi saranno decine le conferenze, gli incontri e i momenti di confronto che nei giorni successivi coinvolgeranno i protagonisti del sistema turismo. Diverse anche le novità. Tra i vari eventi, ad esempio, troverà spazio un workshop sul turismo religioso nelle tre fedi monoteiste: ebraismo, cristianesimo e islam.
Un fenomeno che, dallo hajj dei musulmani alla Mecca fino al Cammino di Santiago de Compostela, muove ogni anno 18 miliardi di dollari e coinvolge almeno 300 milioni di persone di tutto il mondo, secondo dati della World Tourism Organisation. Spazio, infine, anche al progetto Expo 2015, ai percorsi nelle case museo di tutta Italia, al binomio sport-turismo. Un mercato in crescita, quest’ultimo, rivolto ai circa 15 milioni di italiani che, secondo le statistiche del Censis, vivono il turismo all’aria aperta. Un’intera nuova area di 5.000 metri quadri sarà dunque dedicata a percorsi per gli amanti del golf, della bicicletta, dell’arrampicata e della montagna.
Ad Arezzo con Beppe Bigazzi
È stato Direttore delle relazioni esterne dell’Eni, Presidente della Maserati, della Innocenti e amministratore delegato della Lanerossi e dell’Agip ma, come gli diceva la madre, è diventato popolare facendo “il bischero in tivù”. Da nove anni, infatti, è co-conduttore della Prova del Cuoco su Rai 1. Ama definirsi un integralista della tradizione e ambasciatore nel mondo della cucina italiana e della sua Arezzo,che considera un baluardo a difesa dei piatti antichi.
IL MODO MIGLIORE PER INIZIARE LA GIORNATA è svegliarsi alle 5 e trenta, sorseggiare un buon caffè e fare un giro intorno al bastione Mediceo di Arezzo. Scendendo le scale del Duomo la vista spazia sui declivi dolci delle colline, un panorama incantevole che apre il cuore e predispone al bene. Si possono immaginare gli allevamenti bradi di oche, tacchini, anatre e polli. Ci sono i prati spontanei e il grano, che sa cercare l’acqua da solo.
QUATTRO PASSI fino a San Francesco con la basilica costruita in pietre e mattoni. Si imbocca quindi la via Cavour e svoltando poi a destra si arriva alla Pieve di Santa Maria con l’altissimo campanile traforato da 40 bifore. Questo andar per chiese mi rasserena. Siamo nel cuore della città che è rimasto praticamente intatto nei secoli ed è bello giocare con il tempo illudendosi che non sia passato.
DA NON PERDERE un tour in Piazza Grande, per i vari antiquari. Io ci vado quasi ogni giorno. Non serve acquistare qualcosa, basta guardare la merce esposta per respirare un’atmosfera straordinaria. La stessa che ha permeato La vita è bella di Benigni, il film girato proprio ad Arezzo, città scelta ad hoc, per contrapporre la sua bellezza all’orrore del lager.
LO SHOPPING Chi mi conosce lo sa. Non amo gli inglesismi e in vita mia sono entrato pochissime volte in un supermercato. Gli acquisti vado a farli direttamente in fabbrica. Consiglio invece di fare visita ai contadini e agli artigiani dei dintorni di Arezzo. Non si possono perdere le patate rosse di Cetica, l’olio extravergine fatto con le olive di Pratomagno, il pecorino Primo Sale e quello stagionato dei pastori della Valle dell’Ascione.
MI RILASSA andare a Ninfa, a pochi chilometri da Roma. Un tempo era il riparo ovattato di molti intellettuali che venivano ospiti della famiglia Caetani per risvegliare la propria creatività in una dimensione evasiva di rara bellezza. Adoro visitare il parco nelle varie stagioni, quando fioriscono le rose o il lillà a grappoli. In autunno è tutta una fantasia di amaranto, rosso arancio e ruggine, d’inverno tutto è evanescente, persino il gigantesco leccio o gli alberi della seta.
A PRANZO, meglio se con gli amici, vado a Terranova Bracciolini, all’Osteria dell’Acquolina. Percorro la strada dei 7 ponti da me rinominata “Dell’amore” perché quando 50 anni fa ci andavo in moto con le ragazze, queste mi si stringevano addosso. Adesso, invece, godo dei piaceri del palato. Adoro la pasta con il fiore ancora in boccio del cavolo nero, i Pici alla Scamerita di Cinta Senese, vale a dire una pasta fatta in casa solo con acqua, farina, sale e condita con un sugo ottenuto con il sottogola del maiale, spezie toscane, aglio, rosmarino. La sera esco di rado e vado a letto alle otto e mezzo.
SE POTESSI CAMBIARE QUALCOSA di Arezzo userei le parole di Cecco Angiolieri “terrei le donne giovani e leggiadre e vecchie e laide lasserei altrui”. È un modo scherzoso per dire che la città è perfetta com’è: piccolina con gente spigolosa e sincera che non sa parlare con la lingua biforcuta e ti dice in faccia ciò che pensa.
DOVE ANDREI IN VACANZA Ho girato il mondo il mondo in lungo e in largo, Argentina, Brasile e partecipato alle ultime 4 edizioni della Mille Miglia, proprio per questo dico che il nostro paese è davvero incredibile. Uno scrigno di tesori senza eguali.
NELLA MIA VALIGIA ci metto una bottiglia di Torcolato di Breganze, un vino totale che si può bere perfino con il caffè a colazione, sorseggiare durante il pasto o centellinare con i formaggi e il dolce. Una delizia per il palato: mai partire senza
Il MARCA e il Parco della Scultura di Catanzaro
Si trova in uno dei punti più scenografici di Catanzaro e occupa gli spazi di una antica residenza patrizia della città. Non ha ancora due anni di vita, eppure è diventato uno dei poli museali più interessanti della scena italiana. Il MARCA, Museo delle Arti Catanzaro nasce nel marzo 2008 con la vocazione di essere un spazio multifunzionale dove possano convivere situazioni artistiche differenti, dall’arte antica alle opere dei grandi maestri dell’arte contemporanea.
Al piano terra del Museo, infatti, le nuove sale restaurate custodiscono le collezioni permanenti: opere di Antonello de Saliba, Battistello Caracciolo, Mattia Preti, Andrea Cefaly e Francesco Jerace, che raccontano l’evoluzione del linguaggio pittorico dal Rinascimento al Seicento, dal Barocco all’Ottocento, fino alle suggestioni impressioniste e simboliste. Le sale del piano nobile, invece, sono destinate allemostre temporanee, come quella dedicata a Antoni Tàpies appena inaugurata.
Il MARCA si pone, poi, come partner privilegiato di Intersezioni, il progetto di scultura contemporanea curato da Alberto Fiz, che dal 2005 si svolge ogni estate al Parco Archeologico di Scolacium (a una ventina di chilometri da Catanzaro), proponendo intriganti contaminazioni tra contemporaneo e antico. Il Teatro romano, i ruderi del Foro, le Terme diventano la suggestiva location di installazioni create, in dialogo con il passato, da artisti del calibro di Tony Cragg, Jan Fabre, Mimmo Paladino, Antony Gormley, Stephan Balkenhol, Wim Delvoye, Marc Quinn, Dennis Oppenheim.
Proseguimento ideale delle installazioni temporanee di Scolacium è il Parco Internazionale della Scultura, in città. Ricavato in uno dei polmoni verdi di Catanzaro, il Parco della biodiversita’ mediterranea, accoglie le opere create per Intersezioni, che qui trovano la loro collocazione permanente.
Tra siepi, pini marittimi e ulivi sfilano, fra le altre, Uomo e Ballerina di Stephan Balkenhol, Cast Glances di Tony Cragg, Betoniera di Wim Delvoye, L’uomo che misura le nuvole di Jan Fabre, Seven Times di Antony Gormley, Electric Kisses di Dennis Oppenheim.
Info: Museo MARCA, via Alessandro Turco 63, Catanzaro, tel. 0961.74.67.97; www.museomarca.com. Orari: tutti i giorni 9.30-13, 16-20.30; chiuso lunedì. Ingresso: 3 €. Parco Internazionale della Scultura, via Vinicio Cortese 1. Ingresso libero.
17 febbraio 2010
La montagna è virtuale al Forte di Bard. Con mostre e scalate in 3D
Il “lupo delle favole” è diventato un caso internazionale. L’immagine dell’animale – titolo originale The storybook of wolf - che ha vinto il prestigioso concorso Wildlife Photographer of the Year 2009 è falsa e il primo premio è stato ritirato. Così Josè Luis Rodriguez, l’autore dello scatto incriminato, si è trovato a mani vuote. Le polemiche hanno fatto il giro del mondo ma non sono arrivate in cima al Forte di Bardche espone, fino al 25 marzo, le 97 foto del Wildlife, lupo compreso.
Una mostra tutta dedicata al concorso annuale di fotografia naturalistica che il Natural History Museum di Londra promuove dal 1964. Il percorso espositivo è un viaggio a tu per tu con la natura, ancora più significativo nel 2010,anno della biodiversità. Riproduzioni di grande formato, accompagnate da un’illuminazione ad hoc e da una colonna sonora che crea la giusta atmosfera, insieme a due video, uno dedicato ai cambiamenti climatici e l’altro, From Pole to Pole, sulle gelide terre di Artico e Antartide. Un’occasione da non perdere per due buoni motivi: è l’unica tappa italiana del Wildlife Photographer of the Year e la location è d’eccezione, quella del Forte di Bard.
L’imponente fortezza, simbolo della Valle d’Aosta, grazie all’ambizioso restyling degli ultimi anni punta a diventare il nuovo polo culturale delle Alpi Occidentali e il principale centro di divulgazione della cultura alpina, valdostana in particolare. Arroccato su una rupe a 106 metri d’altezza, il complesso del Forte occupa una superficie di 14 mila metri quadrati, tutti destinati ad aree espositive. Per ora è aperto al pubblico il Museo delle Alpi, 29 salemultimediali e interattive per un excursus virtuale nel tempo e nello spazio, tra tradizione e nuove tecnologie. Per i più giovani, invece, ci sono le Alpi dei Ragazzi, uno spazio per giocare e fare esperienza della montagna. Qui ci si può cimentare nella simulazione di una cordata per scalare il Monte Bianco; uno spasso anche per gli adulti.
Solo su prenotazione si visitano le prigioni del Forte, attraverso un intricato zig zag tra anguste celle. Ma le vere novità sono attese per la fine del 2010 con l’inaugurazione dei Musei delle Frontiere e del Forte e l’apertura di un albergo di charme all’interno della piazzaforte, il Cavour et des Officiers, un 4 stelle progettato da Vico Magistretti che ospiterà solo 22 persone, con suite affrescate. Per il momento si dorme all’Ad Gallias, nel centro del borgo medievale di Bard: 18 camere con terrazzino, abbaino o soppalco, spa “Ad Aquas” e ristorante con piatti della tradizione, ma anche menu vegani con lasagne al ragù di tofu e verdure.
In pochi chilometri, la Valle d’Aosta offre di tutto. Per gli amanti dello sci, dai freerider agli snowboarder, c’è il Monterosa Ski con 24 stazioni e 900 chilometri di piste. Gli escursionisti possono dilettarsi lungo i sentieri del Parco del Mont Avic, mentre per i gourmet c’è l’imbarazzo delle scelta tra le specialità locali, dal lardo di Arnad ai vini di Donnas.
Spostandosi invece verso Aosta, a 47 chilometri da Bard, l’arte torna protagonista. Riflettori puntati questa volta sul Cervino, la montagna più bella del mondo, come scriveva nel 1961Luigi Cravetto, amministratore delegato della Cervino S.p.A. La sua preziosa collezione è al centro della mostra Les riches heures du Cervin, al museo Archeologico Regionale. Fino al 9 maggio sono esposte 336 opere di 130 celebri pittori chiamati, tra il 1961 e il 1963, a esprimere la loro personale visione del Matterhorn. Così Salvador Dalì, Leonor Fini, Felice Casorati, Insho Domoto e Michelangelo Pistoletto, per citarne alcuni, hanno dipinto i 4478 metri dell’inconfondibile vetta italiana. Una mostra che è, al tempo stesso, la storia della montagna e il racconto visivo della Valle negli anni Sessanta.
Dopo il tour artistico, il meritato riposo. La new entry del capoluogo valdostano è il Wellness Valle d’Aosta, un “club” che raggruppa tredici strutture dove godersi un weekend di benessere tra bagno turco, massaggi, sauna e trattamenti personalizzati.
L’uomo con la valigia. La storia del bagaglio in mostra a Torino
16 febbraio 2010
Gli italiani vogliono la pausa primavera
Tre italiani su cinque chiedono la vacanza di primavera, un breve break tra l’Epifania e la Pasqua, prima di tuffarsi nel lungo sprint estivo. La proposta arriva dal 60% degli intervistati su un campione di 1.136 uomini e donne di età compresa tra i 20 e i 60 anni, interpellati da Sitcom Editore in occasione dell’uscita in edicola del nuovo magazine Marcopolo.
Studenti e lavoratori in primis si dichiarano favorevoli a poter usufruire di una mini vacanza di 5 giorni, da collocare ad inizio Marzo. Ma l’idea solletica anche pensionati e casalinghe, che pur avendo molto tempo a disposizione, chiedono questo break per passare più tempo con amici e parenti, normalmente impegnati tra studio e lavoro.
I dati raccolti da Sitcom Editore fotografano un desiderio che sembra essere largamente diffuso: 689 risposte a favore della pausa primaverile. Solo 89 interpellati bocciano l’idea, mentre 311 immaginano addirittura una vacanza più lunga, di almeno 10 giorni.
Ma perché gli italiani chiedono la vacanza di primavera? – Per il 41% degli intervistati le vacanze di Natale sono troppo stressanti, ingolfate di impegni obbligati: l’acquisto dei regali e le visite ai parenti non permettono un dovuto riposo. Molti anche coloro i quali dichiarano di essere costretti a sottrarre tempo alla vacanza per raggiungere i familiari dalle città dove vivono (37% delle risposte). Basti pensare che in Italia sono circa 700 mila gli studenti fuori sede (dati 2009 di Cgil-Funzione Pubblica) e più di 1 milione e mezzo i fuori sede (tra i 25 e i 54 anni) per motivi di lavoro (dati Istat 2005).
La situazione si aggrava ulteriormente con le festività pasquali, più brevi di quelle natalizie e quindi ancora più difficili da sfruttare per viaggiare o riposarsi. Cene, pranzi e acquisti non permettono un valido recupero, con il risultato che si torna al lavoro o allo studio più stanchi e più stressati di prima.
E come immaginano, quindi, di utilizzare questo tempo gli italiani favorevoli alla tregua di primavera? Al primo posto il riposo incondizionato con una lunga siesta casalinga (59%) o, al massimo, una visita alle terme o un viaggio all inclusive in crociera. Al secondo posto (21%) la cura degli animali domestici o degli hobby personali: lettura, film, collezionismo ma anche semplicemente leggere il giornale con calma o cucinare senza la fretta e le imposizioni orarie dettate dalla giornata lavorativa.
Al terzo posto, con particolare interesse della parte femminile del campione, c’è la cura della casa. Sono molti, infatti, gli italiani che dichiarano di avere difficoltà nel gestire le piccole e grandi incombenze quotidiane che sono richieste dalla propria abitazione. In primavera – poi – è il momento del temuto cambio stagionale degli armadi, spesso tralasciato o comunque realizzato di fretta (11%). Viaggi e vacanze all’estero sono indicati solo dal 4% del campione, che preferisce utilizzare le ferie estive per questo tipo di svago. Tra le altre risposte: la cura dell’auto o della moto, sport e giardinaggio.
“La disponibilità degli italiani a trascorrere parte del tempo libero in casa apre nuovi spazi per la crescita ulteriore della tv e delle pubblicazioni di qualità – dichiara Alessandro Cecchi Paone, direttore editoriale di Marcopolo - Serve spazio mentale e relax fisico per seguire un bel documentario o leggere una rivista particolarmente curata. Marcopolo Tv e Marcopolo mensile da oggi in edicola si candidano a riempire al meglio i momenti che verranno destinati sempre più dagli italiani alla crescita personale e alla cura di sè.”.
14 febbraio 2010
Ferdinandea tra storia e leggenda
Di Domenico Antonio Scaturchio
« Fresca profonda verde foresta. La luce vi è mite, delicatissima, il cielo pare infinitamente lontano; è deliziosa la freschezza dell’aria; in fondo al burrone canta il torrente; sotto le felci canta il ruscello …
Si ascende sempre, fra il silenzio, fra la boscaglia fitta, per un’ampia via …
Tacciono le voci umane …
Non v’è che questa foresta, immensa, sconfinata: solo quest’alta vegetazione esiste.
Siamo lontani per centinaia di miglia dall’abitato: forse il mondo è morto dietro di noi.
Ma ad un tratto, tra la taciturnà serena di questa boscaglia, un che di bianco traspare tra le altezze dei faggi.
Questa è Ferdinandea. »
Cosi scriveva Matilde Serao la scrittrice napoletana che visitò la ferdinandea, conosciuta soprattutto per essere stata il casino di caccia dei Borbone, in quel 1886, raggiungendola da Napoli dopo un viaggio di oltre venti ore. Qui fu ospite del colonnello Achille Fazzari, il garibaldino che dopo l’unita d’Italia acquisto il complesso insieme a cinquemila ettari di terreno dal Ministero delle Finanze, che ne era divenuto proprietario dopo la chiusura delle fonderie e delle fabbriche militari che vi sorgevano, e perciò alle dirette dipendenze del Ministero della Guerra. Già, perchè la Ferdinandea sorse originariamente come residenza del capo delle Reali ferriere della vicina Mongiana, vanto di Ferdinando IV di Borbone e create nei 1736. Le ferriere di Mongiana erano un enorme complesso con tre altiforni alimentati dal legname delle estese foreste della zona, mentre il minerale era estratto dalle miniere di Stilo e di Pazzano. Nel periodo di Massimo splendore la fabbrica occupò circa 1200 tra operai e tecnici. Cosa si produceva? Innanzitutto, cannoni e fucili, i celebri ed eleganti fucili modello Mongiana, dalla canna lunga, istoriati, apprezzati dappertutto e oggi esposti a Napoli e a Parigi.
Oggi delle Reali ferriere rimane poco. Nel piccolo centro di Mongiana sono ancora visibili le due enormi colonne scannellate in ghisa poste all’ingresso dello stabilimento e alcuni ruderi della cinta muraria degli stabilimenti. Nella vicina Ferdinandea, invece, rimane il grande complesso, dove, accanto sorse la “casina di caccia” di Ferdinando di Borbone, che in questi e lussureggianti boschi compi con i suoi ospiti diverse battute caccia. Su iniziativa del Fazzari, poi, vennero create la segheria e la centralina elettrica, agli inizi del Novecento.
La Ferdinandea è una costruzione squadrata a due piani in stile austero, con al centro un vasto cortile con una fontana. Il tutto è in uno stato di forte degrada e abbandono. Di fronte all’ingresso principale del casino, a fianco di quello che consente l’accesso al complesso. una piccala e austera chiesa, abbandonata.
Degli arredi dell’enorme costruzione, con una vasta scala nell’ingresso principale, dove sono ancora visibili gli affreschi originari che l’adornavano, un tempo arredata con preziosi mobili e quadri, non resta quasi nulla. Infatti, dopo che il Fazzari vi soggiornò per diversi anni e avviò lo sfruttamento dei boschi e delle vicine sorgenti di acqua oligominerale già note come “Fonti della Mangiatorella”, acqua imbottigliata e commercializzata già allora.
11 febbraio 2010
Macao, quando Pechino incontra Lisbona
Zona Amministrativa Speciale di Macao della Repubblica Popolare Cinese. É il nome altisonante e burocratico per Macao, un fazzoletto di terra di circa 30 chilometri quadrati che si affaccia sul mar Cinese meridionale. Ex colonia portoghese, dal 1999 è regione autonoma della grande madre Cina, un po’ come la vicina isola di Hong Kong.
Le due realtà ex coloniali distano, infatti, poco più di un’ora di traghetto o aliscafo e sono, in modo differente, delle piccole perle europee incastonate nel regno del drago e delle lanterne rosse.
Hong Kong è chiamata la ‘Mela gialla’ dell’Oriente – paragonandola a New York o alle metropoli moderne europee come Londra o Berlino – mentre Macao potrebbe essere accostata facilmente a Lisbona o Porto per le atmosfere e i paesaggi che investono il visitatore sospeso tra passato e presente. Non è, infatti, raro ritrovarsi immersi nelle architetture e nelle visioni tipiche portoghesi mentre si cammina per questo luogo noto ai più per i suoi casinò.
Infatti, l’ex colonia portoghese è oggi una delle mete preferite dai cinesi, e non solo, per giocare ai suoi numerosi e lussuosi casinò che le hanno valso paragoni con la lontana Las Vegas. Appena si attracca al porto di Macao, la costa offre alla vista i casinò più famosi come il Sands China oppure l’Oceanus, da poco inaugurato e situato ad appena tre minuti a piedi dal molo dei traghetti. Il progetto da 190 milioni di dollari non ha al suo interno, come molte strutture di Macao, albergo, sale vip o ristoranti perchè è esclusivamente dedicato ai giocatori occasionali e a chi si reca qui in giornata per poter giocare alle slot, a blackjack o a roulette. Inevitabile, però, la visita al Casinò Lisboa che pur essendo stato costruito negli anni Settanta oggi resta il casinò più famoso dell’Asia.
Macao per la sua posizione alla foce del fiume Pearl nei secoli passati fu porto molto frequentato e soprattutto era tappa importante della Via della Seta che metteva in comunicazione l’Oriente e l’Occidente, da Pechino a Roma. Nel XVI secolo i portoghesi individuarono qui un luogo adatto dove costruire una città che potesse essere di riferimento per il commercio tra Cina, Giappone, India ed Europa. E divenne cosi crocevia di culture mescolando anche religioni e tradizioni. Da Roma furono mandati molti missionari e una scuola cattolica si formò proprio in questa città dove, tra gli allievi più noti, si annovera il gesuita Matteo Ricci.
Tracce dell’architettura europea sono in tutta la città – dove il 95% della popolazione oggi è cinese e solo un 5% portoghese ma non è raro trovare cinesi che parlano il portoghese che resta lingua diffusa accanto alla principale, il mandarino – e uno dei simboli sono proprio le rovine della chiesa di San Paolo. Ne restano solo le scalinate e la facciata barocca che, come la copertina di un libro di illustrazioni, mostra attraverso le sue fessure scorci mozzafiato delle vie sottostanti. La prima chiesa fu distrutta da un incendio nel 1601 e fu, però, subito ricostruita entro il 1637. Nel 1835, infine, un tifone ed un incendio la distrussero lasciando a testimonianza solo quello che oggi è possibile visitare. Proprio vicino alla chiesa, prendendo una strada in salita, è possibile vede la Fortezza del Monte, ex edificio militare oggi adibito a museo della città. La vista da lì è meravigliosa nonostante alcuni edifici moderni adibiti a casinò che restano un pugno nello stomaco per la loro esuberanza architettonica.
Un altro monumento che rende particolare Macao è il faro di Guia il più vecchio di tutta la costa cinese, accanto al quale si erge un antico forte portoghese. Ai piedi della sua collina, per gli appassionati, è possibile visitare il museo del Gran Premio di Macao, la più famosa corsa automobilistica dell’Asia. Altri monumenti degni di nota sono la piazza Largo Do Senado con la chiesa di San Domenico e i deliziosi giardini di Camoes che prendono il nome dal poeta portoghese Luis de Camoes.
Macao è prevalentemente meta di gite realizzate in giornata dai turisti che arrivano da Hong Kong oppure di week end di cinesi che passano le giornate chiusi nei suoi popolari casinò. Ma la città è anche meta apprezzata per la sua cucina che fonde la tradizione portoghese con quella locale, cinese, dando vita e una enogastronomia alquanto originale – e non è raro trovare insegne dove il gallo tipico portoghese va a braccetto con il drago -. Non manca mai nei menu il bacalhau, baccalà, e famosa è la pasticceria con dolci a base di uova e frutta.
“Ferreira do Amaral” è una grande piazza in cui si trova il ponte che collega il quartiere antico con la zona in cui si trova l’aeroporto e riassume una delle caratteristiche principali di Macao: la mescolanza del passato e del presente. Per non dire del futuro, grazie alle architetture futuristiche e scintillanti dei suoi hotel e casinò. La bellezza di Macao, però, resta racchiusa nel suo centro storico e pedonale dove sembra di essere nel cuore dell’Alfama di Lisbona tra azulejos e profumi di baccalà annaffiato con del buon Porto.






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